Epidemiologia delle infezioni

Il rischio di trasmissione con la terapia trasfusionale d’infezioni da virus dell’epatite B, dell’epatite C e dell’HIV è progressivamente diminuito nel corso degli ultimi decenni grazie all’introduzione di numerose strategie di prevenzione. Il grado di sicurezza trasfusionale garantito dall’azione combinata della selezione clinico-anamnestica dei donatori volontari, periodici e non remunerati, e dei metodi sierologici e di amplificazione genomica per lo screeening delle infezioni trasmissibili è in questo momento molto elevato. La fase finestra, cioè il divario temporale che va dal momento del contagio a quello della sieroconversione, durante la quale un donatore infetto può avere una viremia elevata in assenza di segni e/o sintomi d’infezione, è, infatti, stata notevolmente ridotta dall’azione combinata delle misure sopra ricordate.

Il rischio residuo per le tre infezioni virali principali (cioè, HBV, HCV, HIV) è attualmente così basso che non può essere più valutato mediante approcci convenzionali come il follow-up prospettico e gli studi retrospettivi di look-back dei riceventi. E’ necessario dunque ricorrere a modelli matematici basati sull’incidenza delle infezioni tra donatori e sulla lunghezza della fase di finestra dell’infezione virale.

L’introduzione della NAT ha notevolmente aumentato la sicurezza trasfusionale. In questo studio del 2008 sono presentati i dati italiani (Link a PubMed)

Dati di altri paesi sulla sicurezza trasfusionale (Link a PubMed)