Cambia la geografia delle infezioni ed il rischio trasfusionale: l’esempio della malattia di Chagas

Negli ultimi decenni l’incremento dei flussi migratori e turistici dall’America Latina verso l’Europa ha favorito l’emergenza di malattie tropicali al di fuori dei confini storicamente riconosciuti. La malattia di Chagas, anche nota come tripanosomiasi americana, è una zoonosi protozoaria endemica nelle aree rurali del Centro e Sud America che rappresenta un modello ideale di questo fenomeno. I vettori del parassita (Trypanosoma cruzi) sono cimici ematofaghe di generi diversi, mentre il serbatoio del parassita è rappresentato dagli individui con infezione cronica. Si stima che il 18-20% della popolazione Boliviana (circa 1.200.000 persone) e circa l’1% della popolazione Brasiliana (3-5 milioni di persone) sia infetta. In assenza del vettore, nelle regioni non endemiche, la malattia viene trasmessa principalmente per via transplacentare e attraverso la trasfusione di sangue e di emoderivati. Gli individui affetti sono abitualmente asintomatici nella fase cronica, per cui, in caso di una donazione di sangue, possono     inconsapevolmente rappresentare una seria e silente minaccia per la sicurezza trasfusionale. Una revisione della letteratura pubblicata nello scorso numero di Ottobre 2015 di Blood Tansfusion sottolinea efficacemente il potenziale impatto della malattia di Chagas in ambito trasfusionale, illustrandone gli aspetti epidemiologici, clinici e diagnostici e valutando le strategie di prevenzione attualmente disponibili. Negli ultimi 20 anni è drammaticamente mutato il profilo epidemiologico e più di 100.000 casi sono stati registrati in Europa, con un impatto non trascurabile in Italia, in cui la prevalenza dell’infezione (28 casi/100000 abitanti) è risultata seconda solo a quella nettamente più elevata della Spagna (307 casi/100.000 abitanti).

Bassi livelli di parassitemia possono essere riscontrati diversi anni dopo l’infezione nel 50% dei pazienti infetti ed il parassita può sopravvivere negli emoderivati conservati tra i 4°C ed i 22°C ed anche resistere a procedure di congelamento e scongelamento. Le trasfusioni di sangue intero, emazie concentrate, granulociti, crioprecipitati e soprattutto di piastrine sono potenzialmente capaci di trasmettere la malattia, a differenza di quelle di plasmaderivati. La possibilità di trasmissione dipende, comunque, da diversi fattori, tra i quali la quantità di sangue trasfuso, la capacità infettiva del parassita in ogni singolo componente ematico, la  sua virulenza, la presenza di parassitemia al momento della donazione, lo stato immunologico del ricevente e i tests di screening eseguiti. I test parassitologici diretti sono utili nella fase acuta ed in quella di riattivazione, quando è più significativa la parassitemia, ma perdono di sensibilità nella fase cronica di malattia, in cui è ridotta concentrazione ematica del parassita. Una PCR specifica non è ancora standardizzata, per cui i metodi di screening più sensibili nella fase cronica sono quelli immunologici, basati sul rilevamento di anticorpi specifici. In particolare, il test ELISA rappresenta lo strumento di screening ideale, ben applicabile proprio nei Centri Trasfusionali. Accanto alle strategie preventive di selezione dei donatori attraverso appropriati questionari informativi e tests diagnostici affidabili, anche le modalità di trattamento degli emoderivati potrebbero contribuire a migliorare la sicurezza delle donazioni, e tra queste si segnalano la leucoriduzione ed irradiazione o procedure d’inattivazione con mezzi chimici (blu di metilene, cristal violetto, etc), ma nessun metodo è, al momento, commercialmente disponibile.

Anche in Italia si stanno adottando le nuove raccomandazioni per la selezione dei donatori, ma il passo fondamentale, in Italia ed in altri paesi, è l’introduzione di tests di screening per la malattia di Chagas. Si aprono, così, nell’era della globalizzazione che si estende anche alle infezioni, nuove sfide, quali la definizione di efficaci standard diagnostici, l’implementazione dei questionari per la selezione dei donatori e l’identificazione di una rete di Centri per la gestione dei casi positivi.


 

Blood Transfus. 2015 Oct;13(4):540-50.

Chagas disease and transfusion medicine: a perspective from non-endemic countries.

Angheben A, Boix L, Buonfrate D, Gobbi F, Bisoffi Z, Pupella S, Gandini G, Aprili G.

 

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