Hemovigilance: an effective tool for improving transfusion safety

“Hemovigilance: an effective tool for improving transfusion safety” è il primo libro di testo che tratta in modo globale un argomento così nuovo come l’emovigilanza, un settore della medicina trasfusionale nato meno di 20 anni orsono. Tuttavia l’emovigilanza, come precisano gli stessi autori, sebbene solo di recente abbia assunto la dignità e il ruolo di vero e proprio settore di una disciplina medica, “è esistita in forma rudimentale e primitiva fin dagli albori della medicina trasfusionale e, già allora, era finalizzata al miglioramento della qualità e della sicurezza”. Qualità e sicurezza in ambito trasfusionale devono essere intesi nell’accezione più ampia del termine e quindi “da vena a vena” ma includendo, oltre la vigilanza sugli emocomponenti, sui donatori e i pazienti, anche il controllo sulle alternative alla trasfusione, su cellule e tessuti, nonché la materiovigilanza, cioè la notifica d’incidenti coinvolgenti i dispositivi medici. Questo libro è stato realizzato grazie al contributo di cinquantadue esperti internazionali del settore, è composto di sei parti, suddivise in ventisette capitoli, e corredato da 3 appendici. La prima parte (capitoli 1-3) consiste in un’introduzione generale, una sezione molto utile su come utilizzare il libro e un’introduzione ai concetti e modelli dell’emovigilanza. La seconda parte è divisa in due sezioni che, mediante un approccio basato sulla descrizione e mappatura dei processi, descrivono sia i punti chiave del processo trasfusionale, dai quali non è possibile prescindere per impostare o consolidare un sistema di emovigilanza a livello delle strutture trasfusionali e ospedaliere (capitoli 4-7), che le modalità di funzionamento dell’emovigilanza negli ambiti suddetti (capitoli 8-11). La terza parte, in nove capitoli, descrive importanti e qualificati sistemi nazionali e regionali di emovigilanza e include il modello italiano. La quarta parte (capitoli 22-24) riguarda il livello internazionale dell’emovigilanza e descrive la realtà eterogenea dell’Unione Europea, la “International Hemovigilance Network” e gli obiettivi e le difficoltà dei sistemi di emovigilanza nei paesi in via di sviluppo. La quinta parte (capitolo 24) riassume i principali risultati di oltre quindici anni di emovigilanza e include anche i risultati dello SHOT (Serious Hazards Of Transfusion), uno dei sistemi di emovigilanza che funziona nel modo migliore. La sesta parte completa il quadro dell’emovigilanza affrontando le tre principali aree d’innovazione che sono rappresentate dalla vigilanza sulle alternative alla trasfusione allogenica (capitolo 25), dalla sorveglianza sull’efficacia clinica della trasfusione (capitolo 26) e dalla biovigilanza, ovvero la sorveglianza delle reazioni e degli eventi avversi associati all’impiego di cellule, tessuti e organi. Infine, nelle tre appendici sono contenuti un glossario, le definizioni standard proposte per la sorveglianza delle reazioni avverse non infettive e gli standard della “International Society of Blood Transfusion” per la sorveglianza delle complicazioni della donazione di sangue.

Questo testo è il punto di riferimento più autorevole e completo sull’emovigilanza e costituisce uno strumento indispensabile per chiunque voglia approcciarsi alla materia, non solo come cultore, ma anche nella veste di organizzatore e responsabile, a livello locale o regionale, di sistemi ospedalieri complessi.

 

Edito da: John Wiley & Sons, agosto 2012.

Autori: René R. P. De Vries, Jean-Claude Faber, Pierre Robillard.

ISBN: 978-0-470-65527-6.

Pagine: 392.

Prezzo: € 120,30.

Disponibile anche come E-Book.

Edito da: John Wiley & Sons, agosto 2012.

ISBN: 978-1-1183-3819-3.

Pagine: 350.

Prezzo: € 99,99.

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6 maggio 2013

Sicurezza nella terapia sostitutiva, farmacovigilanza ed emovigilanza – approfondimento

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Plasma fresco congelato inattivato con solvente/detergente

La metodica con solvente/detergente (SD) è stata sviluppata nei primi anni ‘80 per l’inattivazione dei virus capsulati nei plasmaderivati1,2.

Essa si rivelò uno strumento in grado di ledere la membrana dei virus capsulati, delle cellule e della maggior parte dei protozoi, senza danneggiare in alcun modo i fattori labili della coagulazione [fattore V (FV) e FVIII). L’inattivazione con SD non agisce invece sui virus non capsulati e la sua efficacia nei confronti dei batteri è, generalmente, definita meno costante; tuttavia, solo recentemente è stata studiata la sua capacità di inattivare ceppi batterici, di agire sulla crescita degli stessi e di ridurre il potenziale battericida del complemento3.

18 aprile 2013

Plasma master file

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In una fase iniziale, le misure che l’industria di plasmafrazionamento poté adottare riguardarono pertanto principalmente l’adozione di metodiche atte a inattivare e rimuovere eventuali particelle virali presenti nel plasma, “materia prima” per la produzione dei farmaci plasmaderivati.