Novità terapeutiche

L’approccio terapeutico alle malattie emorragiche genetiche ha subito una profonda e rapida evoluzione dalla seconda metà del XX secolo grazie alla produzione dei primi concentrati plasma-derivati di fattore carente. Tuttavia, la mancanza di procedure di inattivazione virale dei concentrati e la scarsa conoscenza della possibilità di trasmissione di agenti virali tramite gli stessi ha determinato nella popolazione dei pazienti emofilici una epidemia di infezioni HIV e HCV-relate. Dal 1985 in poi i concentrati plasma-derivati sono sottoposti a metodiche di inattivazione virale anche combinate con tecnologie sempre più efficaci. Inoltre, lo screening virale accurato dei donatori tramite test divenuti largamente disponibili ha portato alla scomparsa di nuove infezioni da parte degli agenti patogeni più temuti. Peraltro, la possibilità di trasmettere agenti come il Parvovirus B19, peraltro a bassa patogenicità, o i prioni, associati alla malattia di Creutzfeldt-Jakob, rappresntano motivi per mantenere elevata la sorveglianza sui prodotti plasma-derivati. E’ stata dimostrata la possibilità inoltre che microrganismi responsabili di epidemie di febbri emorragiche virali in Africa, o il virus West Nile possano essere trasmetti per via ematica. Dal 1990, i concentrati ricombinanti ottenuti in colture cellulari grazie alle tecniche del DNA ricombinante e sottoposti a multiple fasi di purificazione e a trattamento di inattivazione virale hanno conferito il vantaggio di una sicurezza quasi assoluta di non trasmettere infezioni virali.

Molte le possibilità terapeutiche che si affacciano nel panorama dell’emofilia. I farmaci ricombinanti a lunga emivita, già una realtà prossima nel trattamento dell’ emofilia B, prospettano la possibilità di adottare regimi di profilassi con somministrazioni ogni 15 giorni. Nell’emofilia A al contrario attualmente l’allungamento dell’emivita del FVIII non consente un cambiamento significativo dei regimi in atto in modo tale da comportare un vantaggio reale per i pazienti. Altre alternative si affacciano all’orizzonte, come i farmaci che mimano il ruolo del FVIII, somministrabili per via sottocutanea e a lunga emivita, che potrebbero essere particolarmente efficaci nei pazienti con anticorpi neutralizzanti verso il FVIII stesso.

Sul fronte della terapia genica procedono gli studi nei pazienti con emofilia B (3 protocolli sono attualmente aperti all’arruolamento di pazienti) basati sulla infusione endovena di vettori adenovirus-associati in grado di modificare l’emofilia B da grave a moderata in pazienti selezionati, privi di anticorpi contro l’adenovirus stesso, particolarmente frequenti nella popolazione generale.
Comincia inoltre ad essere esplorata la possibilità di una terapia cellulare locale basata sulla trasduzione delle cellule mesenchimali ad opera di lentivirus; tali cellule acquisiscono la capacità di esprimere e rilasciare il fattore VIII e IX e possono essere iniettate direttamente nello spazio articolare come terapia della artropatia emofilica.