Nuovi regimi di trattamento antivirale dell’epatite cronica da HCV ‘interferon-free’: primi dati nei soggetti con coagulopatie congenite

L’introduzione dei nuovi farmaci antivirali diretti ha rivoluzionato i regimi di terapia per il trattamento dell’epatite cronica da HCV con l’eliminazione dell’interferon e la possibilità di terapie di combinazione  orali, che offrono un eccellente profilo di tollerabilità ed ottime risposte a lungo termine. Queste terapie rappresentano una grande opportunità per i soggetti affetti da malattie emorragiche congenite, particolarmente esposti all’infezione da HCV per trattamenti con prodotti plasmaderivati prima del 1985, e a più alto rischio, secondo alcuni studi, di gravi complicanze come l’epatocarcinoma e lo scompenso epatico, rispetto ai soggetti  senza difetto coagulativo. Secondo le linee guida i pazienti con emofilia e malattie emorragiche congenite potrebbero essere trattati con i nuovi farmaci antivirali diretti e, quindi, senza ricorrere all’interferon, con efficacia paragonabile a quella della popolazione generale, ma pochi sono, al momento, i dati disponibili.

E’ stato da poco pubblicato online sulla rivista specialistica Haemophilia uno studio neozelandese che riporta i primi risultati su una casistica di 14 pazienti (età media di 54 anni) con vari disturbi emorragici congeniti (8 emofilia A, 3 emofilia B, 2 malattia di von Willebrand ed 1 con difetto di FXIII), tutti con genotipo 1, già trattati o naive, con patologia epatica solo in 1 caso evoluta in cirrosi, che hanno ricevuto singola dose fissa di Ledispavir 90 mg + Sofosbuvir 400 mg (unica compressa) in combinazione con Ribavirina, a dosi variabili a seconda del peso corporeo in 2 somministrazioni, per 12 settimane. Tutti i pazienti hanno ottenuto una rapida soppressione virologica a 4 settimane di terapia ed una risposta sostenuta a 12 settimane ‘off-therapy’. Il trattamento è stato ben tollerato, essendo riportati disturbi di lieve entità, tra i quali astenia, cefalea, nausea ed insonnia. Nel 30% dei casi, si è registrata una riduzione dei livelli di Hb, in nessun caso < 8.5 g/dL, correlabile alla Ribavirina. Non vi è stato incremento degli episodi emorragici spontanei, anzi in molti pazienti si è osservata una riduzione del fabbisogno di terapia sostitutiva sia durante che dopo il trattamento antivirale. Sebbene la popolazione dello studio sia poco numerosa e con stadio di malattia epatica non particolarmente grave (cirrosi epatica nel 7% dei casi), e il periodo di osservazione di sole 12 settimane ‘off-therapy’ non consenta previsioni certe sulla risposta a lungo termine, i risultati di questo studio suggeriscono una prospettiva assai interessante di sicurezza ed efficacia per il trattamento interferon-free dell’epatite cronica HCV-correlata, anche per i pazienti con malattie emorragiche congenite. Ciò deve però fare i conti con i limiti attualmente imposti dai criteri di accessibilità alle nuove terapie nel nostro Paese (fibrosi avanzata documentabile con elastometria epatica mediante Fibroscan o crioglobulinemia mista virus-stimolata con danno d’organo): in Italia solo uno dei pazienti di questo studio avrebbe avuto accesso al trattamento.


 

Haemophilia.2015 Aug 28. doi: 10.1111/hae.12791. [Epub ahead of print]

Once daily ledipasvir/sofosbuvir fixed-dose combination with ribavirin in patients with inherited bleeding disorders and hepatitis C genotype 1 infection.

Stedman CA, Hyland RH, Ding X, Pang PS, McHutchison JG, Gane EJ.

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